Binge eating e ADHD: perché sono spesso associati?

ADHD e alimentazione possono essere collegati più di quanto si pensi.

Alcune persone con ADHD riferiscono difficoltà nel regolare l’assunzione di cibo, pasti disorganizzati, ricerca impulsiva di alimenti gratificanti o episodi durante i quali diventa difficile interrompere ciò che si sta mangiando.

Quando questi episodi diventano ricorrenti e sono caratterizzati dalla sensazione di perdere il controllo, può essere necessario valutare la presenza di un Binge Eating Disorder, o disturbo da alimentazione incontrollata.

La letteratura scientifica mostra una significativa associazione tra ADHD e disturbi dell’alimentazione. Una meta-analisi ha rilevato, in particolare, una probabilità di diagnosi di Binge Eating Disorder circa quattro volte maggiore nelle persone con ADHD rispetto ai controlli.

Che cos’è il Binge Eating Disorder?

Il Binge Eating Disorder (BED) è caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffata durante i quali viene consumata una quantità elevata di cibo accompagnata dalla sensazione di non riuscire a controllare quanto o cosa si sta mangiando.

Possono essere presenti:

– mangiare molto rapidamente

– continuare a mangiare anche senza fame

– mangiare fino a sentirsi eccessivamente pieni

– mangiare da soli per imbarazzo

– provare successivamente senso di colpa, vergogna o disagio

A differenza della bulimia nervosa, le abbuffate non sono regolarmente seguite da comportamenti compensatori come vomito autoindotto o uso di lassativi.

Non tutte le abbuffate occasionali rappresentano quindi un disturbo dell’alimentazione. Per parlare di BED è necessario considerare frequenza, persistenza, perdita di controllo e impatto sulla vita della persona.

Perché ADHD e binge eating possono essere collegati?

Non esiste un’unica spiegazione.

ADHD e binge eating condividono alcune caratteristiche che possono contribuire alla loro associazione, in particolare impulsività, difficoltà nelle funzioni esecutive e regolazione delle emozioni.

Una persona con ADHD può, ad esempio, avere maggiore difficoltà a:

– interrompere un comportamento una volta iniziato

– pianificare regolarmente i pasti

– riconoscere e rispettare una routine alimentare

– posticipare una gratificazione immediata

– gestire la noia o la ricerca di stimolazione

– regolare emozioni particolarmente intense

Questo non significa che l’ADHD provochi necessariamente il binge eating. Si tratta piuttosto di fattori che, in alcune persone, possono aumentare la vulnerabilità a comportamenti alimentari disregolati.

Il ruolo dell’impulsività

L’impulsività rappresenta uno dei possibili punti di contatto tra le due condizioni.

Nel Binge Eating Disorder sono state osservate alterazioni di alcune dimensioni dell’impulsività e dei processi decisionali, anche se i risultati degli studi non sono uniformi.

Nell’ADHD la difficoltà nel fermarsi prima di agire può riguardare numerosi comportamenti quotidiani e, in alcuni casi, anche l’alimentazione.

L’episodio di binge eating può quindi assumere le caratteristiche di un comportamento rapidamente innescato da uno stimolo, dalla disponibilità di cibo o da uno stato emotivo, sul quale diventa difficile esercitare un controllo.

ADHD, emozioni e alimentazione

Un altro elemento importante è la disregolazione emotiva.

Negli adulti con ADHD sono frequentemente presenti difficoltà nel modulare emozioni negative, frustrazione e stress.

Il cibo può diventare, in alcune persone, uno strumento rapido per modificare temporaneamente uno stato emotivo spiacevole.

Gli studi sul binge eating mostrano infatti che emozioni negative e difficoltà nella regolazione emotiva possono precedere gli episodi di abbuffata.

Si può quindi creare un meccanismo nel quale stress, frustrazione o noia favoriscono l’abbuffata, seguita successivamente da senso di colpa e ulteriore disagio emotivo.

Il ruolo della gratificazione

ADHD e binge eating coinvolgono anche processi legati alla motivazione e alla ricompensa.

Gli alimenti particolarmente appetibili producono una gratificazione immediata e facilmente accessibile. Nelle persone che presentano maggiore impulsività o necessità di stimolazione, questa ricompensa immediata può risultare particolarmente difficile da rimandare.

Sono stati ipotizzati meccanismi neurobiologici condivisi che coinvolgono, tra gli altri, i sistemi dopaminergico e noradrenergico.

La relazione è però complessa e non può essere ridotta semplicemente a una “carenza di dopamina”.

Trattare l’ADHD può migliorare il binge eating?

Quando ADHD e Binge Eating Disorder sono entrambi presenti è importante riconoscere e trattare entrambe le condizioni.

Il trattamento del BED può comprendere interventi psicoterapeutici, in particolare approcci cognitivo-comportamentali, insieme alla valutazione delle abitudini alimentari e delle eventuali condizioni psichiatriche associate.

Esiste inoltre un elemento farmacologico interessante.

Negli Stati Uniti la lisdexamfetamina è approvata dalla FDA sia per il trattamento dell’ADHD sia per il Binge Eating Disorder moderato-grave negli adulti. Gli studi clinici hanno mostrato una riduzione della frequenza degli episodi di abbuffata rispetto al placebo.

La lisdexamfetamina non è però un farmaco per dimagrire e la FDA specifica che non deve essere utilizzata come trattamento dell’obesità.

Inoltre, indicazioni e disponibilità dei farmaci variano tra Stati Uniti ed Europa.

Perché è importante riconoscere entrambe le condizioni?

In presenza di binge eating può accadere che difficoltà legate all’ADHD rimangano in secondo piano.

Allo stesso modo, in una persona già diagnosticata con ADHD, un comportamento alimentare impulsivo può essere considerato genericamente parte dell’impulsività senza riconoscere un vero disturbo dell’alimentazione.

Una valutazione completa dovrebbe quindi esplorare:

– perdita di controllo durante l’alimentazione

– frequenza delle abbuffate

– impulsività

– disregolazione emotiva

– organizzazione dei pasti

– rapporto con il cibo e con il peso

– eventuali sintomi ansiosi o depressivi

– presenza di altre condotte alimentari problematiche

Riconoscere la presenza contemporanea delle due condizioni può permettere di costruire un trattamento più mirato.

Quando può essere utile una valutazione?

Può essere utile approfondire la situazione quando gli episodi di abbuffata diventano ricorrenti, è presente una sensazione di perdita di controllo oppure il rapporto con il cibo provoca disagio, vergogna o interferenze nella vita quotidiana.

Nelle persone con ADHD è particolarmente importante capire se il comportamento alimentare sia collegato prevalentemente all’impulsività, alla disregolazione emotiva, alla gestione delle routine oppure alla presenza di un vero e proprio disturbo dell’alimentazione.

Se sono presenti ADHD e difficoltà nel controllo dell’alimentazione, oppure episodi ricorrenti di binge eating, è possibile richiedere una consulenza specialistica per una valutazione del quadro clinico e delle possibili strategie terapeutiche.