Disforia di genere e autismo: quale relazione esiste?

Negli ultimi anni numerosi studi hanno osservato una maggiore presenza di persone transgender e gender diverse tra le persone autistiche e, nella direzione opposta, una maggiore frequenza di autismo nelle persone che si rivolgono ai servizi per incongruenza o disforia di genere.

L’associazione è oggi considerata sufficientemente consistente, ma le ragioni che la determinano non sono ancora completamente comprese.

È importante, inoltre, distinguere l’identità di genere dalla disforia di genere: essere transgender o avere un’identità di genere non conforme al sesso assegnato alla nascita non costituisce di per sé un disturbo psichiatrico. L’ICD-11 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti spostato l’incongruenza di genere fuori dal capitolo dei disturbi mentali.

Che cos’è la disforia di genere?

Con disforia di genere si indica una condizione nella quale l’incongruenza tra il genere vissuto dalla persona e il sesso assegnato alla nascita si associa a un disagio psicologicamente significativo o a difficoltà nel funzionamento quotidiano.

Non tutte le persone transgender o non binarie sperimentano quindi disforia di genere.

È possibile vivere un’identità di genere differente da quella assegnata alla nascita senza presentare una condizione psicopatologica.

Quanto sono associate autismo e diversità di genere?

Gli studi mostrano che l’associazione è maggiore di quanto ci si aspetterebbe sulla base della semplice frequenza delle due condizioni nella popolazione generale.

Una meta-analisi ha stimato che circa l’11% delle persone con disforia o incongruenza di genere incluse negli studi presentasse anche una diagnosi di autismo. Gli autori hanno tuttavia sottolineato una notevole variabilità tra gli studi, per cui questo valore non deve essere interpretato come una percentuale applicabile a tutte le popolazioni.

Una revisione sistematica successiva, comprendente 77 studi, ha confermato che autismo e diversità di genere tendono a presentarsi insieme con una frequenza superiore a quella attesa.

Perché autismo e diversità di genere possono essere associati?

Non esiste attualmente una spiegazione unica e dimostrata.

Sono state formulate diverse ipotesi.

Una possibilità è che alcune persone autistiche siano meno influenzate dalle aspettative sociali e dalle convenzioni relative ai ruoli di genere e possano quindi esplorare o riconoscere con maggiore libertà aspetti della propria identità.

Altri studi hanno esplorato possibili caratteristiche cognitive, neurobiologiche, sociali e dello sviluppo condivise.

Al momento, tuttavia, nessuna teoria spiega completamente l’associazione e non esistono evidenze che permettano di affermare che l’autismo “causi” la disforia di genere. Le revisioni disponibili sottolineano infatti la presenza di numerose ipotesi ma di evidenze ancora insufficienti per stabilire un singolo meccanismo causale.

Il ruolo delle caratteristiche autistiche

Alcune caratteristiche dell’autismo possono influenzare il modo in cui la persona percepisce, comprende e comunica la propria esperienza di genere.

Possono avere un ruolo:

– maggiore difficoltà nel riconoscere o descrivere alcuni stati interni

– modalità di comunicazione differenti

– minore adesione alle convenzioni sociali

– pensiero particolarmente analitico o focalizzato

– sensibilità sensoriale

– difficoltà nella gestione dei cambiamenti corporei

Questo non significa che l’identità di genere sia un “sintomo dell’autismo”.

Significa piuttosto che, quando autismo e disforia di genere coesistono, il modo in cui la persona vive e comunica la propria esperienza può presentare caratteristiche specifiche.

Autismo, corpo e sensibilità sensoriale

La componente sensoriale può essere particolarmente importante.

Nelle persone autistiche possono essere presenti ipersensibilità al tatto, alla pressione dei vestiti, alle caratteristiche corporee o ad alcune sensazioni interne.

Durante la pubertà, i cambiamenti delle caratteristiche sessuali secondarie possono quindi essere vissuti in maniera particolarmente intensa.

In alcuni casi la sofferenza può derivare da una combinazione di disforia di genere e disagio sensoriale. Per questo motivo una valutazione clinica dovrebbe cercare di comprendere le diverse componenti dell’esperienza senza ricondurle automaticamente a un’unica spiegazione.

La diagnosi di autismo invalida l’identità di genere?

No.

La presenza di autismo non rende meno autentica o valida l’identità di genere di una persona.

Una revisione sistematica dedicata alla coesistenza delle due condizioni sottolinea inoltre che l’autismo non rappresenta di per sé una controindicazione ai percorsi di cura legati all’affermazione di genere.

Allo stesso tempo, una valutazione specialistica può essere particolarmente utile per comprendere adeguatamente bisogni, aspettative, eventuali condizioni psichiatriche concomitanti e modalità attraverso cui la persona prende e comunica le proprie decisioni.

Perché è importante una valutazione individualizzata?

Le persone autistiche transgender o gender diverse possono incontrare una doppia difficoltà: da una parte il rischio che le loro esperienze di genere vengano attribuite automaticamente all’autismo, dall’altra il rischio che le caratteristiche neurodivergenti non vengano considerate adeguatamente nel percorso clinico.

Le revisioni più recenti sottolineano infatti la necessità di percorsi capaci di tenere conto contemporaneamente della diversità di genere e delle caratteristiche dell’autismo.

La valutazione dovrebbe quindi considerare:

– storia dello sviluppo e dell’identità di genere

– caratteristiche autistiche

– eventuale disforia legata al corpo

– sensibilità sensoriale

– ansia e sintomi depressivi

– funzionamento sociale

– capacità di comprendere e comunicare bisogni e aspettative

– eventuali altre condizioni neuropsichiatriche

L’obiettivo non è dimostrare che una delle due condizioni “spieghi” l’altra, ma comprendere il funzionamento complessivo della persona.

Autismo, disforia di genere e salute mentale

Le persone che presentano contemporaneamente autismo e diversità di genere possono essere esposte a una maggiore vulnerabilità psicologica.

Discriminazione, isolamento sociale, difficoltà relazionali, mancato riconoscimento dei propri bisogni e ostacoli nell’accesso alle cure possono contribuire alla presenza di ansia, depressione e altre forme di sofferenza psicologica.

Per questo è importante distinguere la sofferenza derivante dall’identità di genere da quella eventualmente prodotta dal contesto sociale, dalle difficoltà relazionali o dalla presenza di altre condizioni psichiatriche.

Quando può essere utile una valutazione?

Una valutazione specialistica può essere utile quando sono presenti contemporaneamente caratteristiche dello spettro autistico, interrogativi relativi all’identità di genere o una significativa sofferenza legata al proprio corpo e alle caratteristiche sessuali.

Un approfondimento accurato permette di comprendere meglio le diverse componenti del funzionamento individuale, identificare eventuali condizioni associate e costruire un percorso rispettoso delle caratteristiche neurodivergenti e dell’esperienza soggettiva della persona.

Se sono presenti caratteristiche dello spettro autistico associate a difficoltà relative all’identità di genere, alla percezione del proprio corpo o al benessere psicologico, è possibile richiedere una consulenza specialistica per un approfondimento clinico individualizzato.